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Schiena sana: 5 pose e relative modifiche

Il mal di schiena è una problematica abbastanza comune e può risultare da lesioni come strappi o slogature. Può essere causato da movimenti sbagliati o azioni estreme, come sollevare oggetti troppo pesanti, magari nel modo sbagliato. Durante l’esercizio fisico, sia che si tratti di sollevamento pesi sia che si tratti di yoga, è possibile farsi male se non si agisce nel modo corretto.

Come istruttrice, ma anche come praticante, penso che sia vitale costruire una pratica sicura e sostenibile nel lungo periodo. Sarebbe un controsenso farsi del male praticando una disciplina benefica come lo yoga!

Le 5 pose che seguono e le rispettive modifiche vi aiuteranno a proteggere la schiena mentre lavorate per rinforzarla.

 
Importante! Se soffri o hai sofferto di mal di schiena, hai già subito traumi specifici o hai qualche patologia particolare, per favore pratica sotto la supervisione di un maestro esperto che sappia guidarti nel migliore dei modi. Meglio ancora, consulta un fisioterapista o un osteopata che ti assicuri che puoi praticare.
 
  1. Uttanasana: Pinza in piedi

Questa posa aiuta ad allungare la schiena, creando spazio tra le vertebre e riducendo la tensione su collo e spalle; è ottima per distendere i bicipiti femorali e in generale tutta la catena posteriore. Purtroppo però è potenzialmente pericolosa per la bassa schiena se fatta in modo scorretto!

Un leggero arrotondamento della schiena può andare, ma non ha senso chiudersi completamente e buttare le spalle verso le orecchie: l’obiettivo a cui mirare resta l’allungamento e l’apertura! Potete dunque modificare Uttanasana (nella cui versione finita teniamo gli alluci con le prime due dita delle mani) prendendovi i gomiti o appoggiando le mani su un blocco yoga (o dei libri impilati). In questo modo potete allungare la colonna durante il piegamento in avanti.

 
  1. Paschimottanasana: Pinza seduta

Praticamente identica alla posa appena vista, Paschimottanasana, grazie alla sua stazione seduta, ci toglie il problema del radicamento e dell’equilibrio, ma non ci permette di sfruttare la forza di gravità e il peso della testa per allungarci.

Ancora una volta il focus è sull’allungamento della catena posteriore e a rischio è sempre la bassa schiena. Spesso si tende a tirare troppo in questa posa, e per farsi del male basta un attimo!

Soprattutto se trovate difficile raggiungere i piedi con le mani, potete modificare la posa aiutandovi con un asciugamanino o una cinta da avvolgere all’arco plantare.

Tenete saldamente la cinghia, spingete indietro le ossa appuntite dei glutei mentre portate in avanti il centro del petto, la colonna e lunga e distesa, il collo allineato ad essa, il mento indirizzato verso lo sterno, portate i gomiti verso il busto e allungate la bassa schiena senza arrotondarvi in avanti. Lo sguardo è agli alluci.

Altrimenti, provate la variante con l’ausilio di una sedia o uno sgabello!

 
  1. Pose di torsione

Praticamente tutte le pose di torsione possono e dovrebbero essere praticate con l’intenzione cosciente di allungare la colonna durante l’inspirazione e di andare in torsione durante l’espirazione portando l’ombelico verso la spina dorsale.

Risucchiando l’ombelico infatti si attiva il core addominale, supportando così la colonna dall’interno durante la rotazione e scongiurando il rischio di un infortunio.

Tutti coloro che hanno avuto schiacciamenti dei dischi infravertebrali sono invitati a stare alla larga da torsioni troppo estreme, a meno che non lavorino sotto la costante supervisione di un istruttore esperto.

Oltre all’attivazione addominale profonda, un altro metodo sicuro per proteggere la schiena è quello di dedicarsi all’allungamento degli psoas: quei muscoli collegati ai flessori delle anche e dei bicipiti femorali.

  1. Anjaneyasana: Lunge basso o Affondo 1

3) Low Lunge (Anjaneyasana) Allunga e distende i muscoli delle cosce, i flessori delle anche, il tratto inguinale.

Lo psoas è un importantissimo flessore interno all’anca: parte dalla schiena per arrivare alla testa del femore. Soprattutto in chi sta molto tempo seduto, lo psoas tende ben presto ad accorciarsi o irrigidirsi causando non pochi fastidi alla bassa schiena che ovviamente è meno libera.

Quindi aprire gli psoas è fondamentale per il benessere della schiena e per ampliare il range di movimento delle nostre anche e gambe! Anjaneyasana, in questo senso, è un ottimo alleato, proprio perché allunga il flessore dell’anca e lo psoas.

Come farlo: Partendo dal Cane a Testa in Giù, portate il piede destro tra le mani allineando il ginocchio al tallone; appoggiate il ginocchio sinistro a terra distendendo il collo del piede; appoggiate entrambe le mani alla coscia destra o allungate le braccia oltre la testa; risucchiate l’ombelico verso la colonna e puntate il pube avanti e in basso. Tenete la postura per 5-10 respiri godendovi l’allungamento della gamba sinistra. Ripetete dall’altra parte.

 
  1. Ardha Hanumanasana o Mezza Spaccata

I bicipiti femorali si estendono per tutta la parte posteriore delle cosce e quando sono rigidi non solo possono tenervi molto lontani dai vostri alluci, ma anche limitare la mobilità nella zona pelvica causandovi forti tensioni nella bassa schiena.

Questa posa, senza spingersi nella zona vip delle spaccate complete, è un modo accessibile per allungare bicipiti femorali e colonna.

Partendo da Anjaneyasana, appena vista, appoggiate le mani sul tappetino e radicate il piede anteriore. Spingete il bacino indietro in modo che il ginocchio posteriore sia proprio sotto l’anca e la gamba frontale completamente distesa con solo il tallone in appoggio. Le mani sono appoggiate in terra (o ai blocchi) sotto le spalle. Inspirate per allungare la colonna, tenete lo sterno verso l’alto mentre vi allungate sopra la coscia anteriore. Tenete la posa per 5-10 respiri per ogni gamba.

 

Le modifiche e gli accorgimenti che abbiamo visto sono utilissimi per proteggerci e dare il tempo al corpo di prepararsi degnamente per le pose complete o avanzate. Possiamo concentrarci su quei gruppi muscolari che sentiamo particolarmente rigidi, accudirli fino a renderli di nuovo elastici, liberando cosi il corpo e minimizzando i rischi a cui lo sottoponiamo.

Non abbiate fretta, godetevi il vostro viaggio personale e la vostra pratica quotidiana. I voi di oggi saranno l’unico metro di paragone importante per i voi di domani.

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