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Schiena sana: 5 pose e relative modifiche

Il mal di schiena è una problematica abbastanza comune e può risultare da lesioni come strappi o slogature. Può essere causato da movimenti sbagliati o azioni estreme, come sollevare oggetti troppo pesanti, magari nel modo sbagliato. Durante l’esercizio fisico, sia che si tratti di sollevamento pesi sia che si tratti di yoga, è possibile farsi male se non si agisce nel modo corretto.

Come istruttrice, ma anche come praticante, penso che sia vitale costruire una pratica sicura e sostenibile nel lungo periodo. Sarebbe un controsenso farsi del male praticando una disciplina benefica come lo yoga!

Le 5 pose che seguono e le rispettive modifiche vi aiuteranno a proteggere la schiena mentre lavorate per rinforzarla.

 
Importante! Se soffri o hai sofferto di mal di schiena, hai già subito traumi specifici o hai qualche patologia particolare, per favore pratica sotto la supervisione di un maestro esperto che sappia guidarti nel migliore dei modi. Meglio ancora, consulta un fisioterapista o un osteopata che ti assicuri che puoi praticare.
 
  1. Uttanasana: Pinza in piedi

Questa posa aiuta ad allungare la schiena, creando spazio tra le vertebre e riducendo la tensione su collo e spalle; è ottima per distendere i bicipiti femorali e in generale tutta la catena posteriore. Purtroppo però è potenzialmente pericolosa per la bassa schiena se fatta in modo scorretto!

Un leggero arrotondamento della schiena può andare, ma non ha senso chiudersi completamente e buttare le spalle verso le orecchie: l’obiettivo a cui mirare resta l’allungamento e l’apertura! Potete dunque modificare Uttanasana (nella cui versione finita teniamo gli alluci con le prime due dita delle mani) prendendovi i gomiti o appoggiando le mani su un blocco yoga (o dei libri impilati). In questo modo potete allungare la colonna durante il piegamento in avanti.

 
  1. Paschimottanasana: Pinza seduta

Praticamente identica alla posa appena vista, Paschimottanasana, grazie alla sua stazione seduta, ci toglie il problema del radicamento e dell’equilibrio, ma non ci permette di sfruttare la forza di gravità e il peso della testa per allungarci.

Ancora una volta il focus è sull’allungamento della catena posteriore e a rischio è sempre la bassa schiena. Spesso si tende a tirare troppo in questa posa, e per farsi del male basta un attimo!

Soprattutto se trovate difficile raggiungere i piedi con le mani, potete modificare la posa aiutandovi con un asciugamanino o una cinta da avvolgere all’arco plantare.

Tenete saldamente la cinghia, spingete indietro le ossa appuntite dei glutei mentre portate in avanti il centro del petto, la colonna e lunga e distesa, il collo allineato ad essa, il mento indirizzato verso lo sterno, portate i gomiti verso il busto e allungate la bassa schiena senza arrotondarvi in avanti. Lo sguardo è agli alluci.

Altrimenti, provate la variante con l’ausilio di una sedia o uno sgabello!

 
  1. Pose di torsione

Praticamente tutte le pose di torsione possono e dovrebbero essere praticate con l’intenzione cosciente di allungare la colonna durante l’inspirazione e di andare in torsione durante l’espirazione portando l’ombelico verso la spina dorsale.

Risucchiando l’ombelico infatti si attiva il core addominale, supportando così la colonna dall’interno durante la rotazione e scongiurando il rischio di un infortunio.

Tutti coloro che hanno avuto schiacciamenti dei dischi infravertebrali sono invitati a stare alla larga da torsioni troppo estreme, a meno che non lavorino sotto la costante supervisione di un istruttore esperto.

Oltre all’attivazione addominale profonda, un altro metodo sicuro per proteggere la schiena è quello di dedicarsi all’allungamento degli psoas: quei muscoli collegati ai flessori delle anche e dei bicipiti femorali.

  1. Anjaneyasana: Lunge basso o Affondo 1

3) Low Lunge (Anjaneyasana) Allunga e distende i muscoli delle cosce, i flessori delle anche, il tratto inguinale.

Lo psoas è un importantissimo flessore interno all’anca: parte dalla schiena per arrivare alla testa del femore. Soprattutto in chi sta molto tempo seduto, lo psoas tende ben presto ad accorciarsi o irrigidirsi causando non pochi fastidi alla bassa schiena che ovviamente è meno libera.

Quindi aprire gli psoas è fondamentale per il benessere della schiena e per ampliare il range di movimento delle nostre anche e gambe! Anjaneyasana, in questo senso, è un ottimo alleato, proprio perché allunga il flessore dell’anca e lo psoas.

Come farlo: Partendo dal Cane a Testa in Giù, portate il piede destro tra le mani allineando il ginocchio al tallone; appoggiate il ginocchio sinistro a terra distendendo il collo del piede; appoggiate entrambe le mani alla coscia destra o allungate le braccia oltre la testa; risucchiate l’ombelico verso la colonna e puntate il pube avanti e in basso. Tenete la postura per 5-10 respiri godendovi l’allungamento della gamba sinistra. Ripetete dall’altra parte.

 
  1. Ardha Hanumanasana o Mezza Spaccata

I bicipiti femorali si estendono per tutta la parte posteriore delle cosce e quando sono rigidi non solo possono tenervi molto lontani dai vostri alluci, ma anche limitare la mobilità nella zona pelvica causandovi forti tensioni nella bassa schiena.

Questa posa, senza spingersi nella zona vip delle spaccate complete, è un modo accessibile per allungare bicipiti femorali e colonna.

Partendo da Anjaneyasana, appena vista, appoggiate le mani sul tappetino e radicate il piede anteriore. Spingete il bacino indietro in modo che il ginocchio posteriore sia proprio sotto l’anca e la gamba frontale completamente distesa con solo il tallone in appoggio. Le mani sono appoggiate in terra (o ai blocchi) sotto le spalle. Inspirate per allungare la colonna, tenete lo sterno verso l’alto mentre vi allungate sopra la coscia anteriore. Tenete la posa per 5-10 respiri per ogni gamba.

 

Le modifiche e gli accorgimenti che abbiamo visto sono utilissimi per proteggerci e dare il tempo al corpo di prepararsi degnamente per le pose complete o avanzate. Possiamo concentrarci su quei gruppi muscolari che sentiamo particolarmente rigidi, accudirli fino a renderli di nuovo elastici, liberando cosi il corpo e minimizzando i rischi a cui lo sottoponiamo.

Non abbiate fretta, godetevi il vostro viaggio personale e la vostra pratica quotidiana. I voi di oggi saranno l’unico metro di paragone importante per i voi di domani.

Come aumentare la mobilità della colonna

La mobilità della colonna è parte fondamentale di qualsiasi pratica yoga. Muovere il corpo in avanti è più o meno facile per tutti, ma inclinarsi all’indietro richiede speciali cure e attenzioni.

Oggi ci concentreremo sui “backbends”, parola che in inglese riassume i piegamenti all’indietro della colonna.

Queste posizioni sono fondamentali e valgono lo sforzo di impararle, perché permettono al corpo di aprirsi, specialmente la zona del cuore: petto e spalle. Quando apriamo il corpo diventa più semplice rilassarsi e recepire gli stimoli esterni. E quando siamo più aperti e ricettivi tutto diventa più semplice.

Le pose in backbend sono molto sceniche, e non immediatamente accessibili a tutti, quindi bisogna approciarvisi con umiltà e attenzione. Non datevi immediatamente per vinti, ma allo stesso tempo non incaponitevi e non spingetevi oltre le vostre reali capacità. Il rischio di farsi male è sempre dietro l’angolo e non ne vale la pena! Non fatevi guidare dalla fretta, seguite il vostro percorso godendovi il viaggio.

 

L’importanza dell’allineamento nei Backbends

L’allineamento e l’equilibrio sono fondamentali, così per le cose astratte come per il corpo. Nello yoga tutto è allineamento, ed è fondamentale quando si cerca di padroneggiare una nuova posa.

Quando impariamo ad allineare il corpo nel modo giusto, ogni posa viene bene e permette di seguire il flusso di una pratica scorrevole. Se invece non c’è allineamento e il corpo non è bilanciato, tutto diventa una lotta, ogni posa richiede un’estrema fatica senza arrivare a un buon risultato.

Questo nutre la frustrazione, decisamente una cattiva consigliera!

Ognuno di noi, dopo un po’ che pratica, sa riconoscere i suoi punti deboli e può concentrarsi per lavorare sulle aree critiche.

Per migliorare la pratica con i backbends, ci sono tre aree del corpo che vanno preparate per permetterci di goderci le pose e i relativi benefici: le spalle, il petto e la schiena.

Molte persone hanno problemi con una o più di queste zone. Prendendosi il tempo per allungare ogni parte respirandoci attraverso, ognuno di noi potrà sentire i muscoli espandersi, diventare più forti e affusolati per trovare il giusto allineamento.

 

Perché respirare è importante

Durante la pratica la respirazione è fondamentale, specialmente nei backbends dove alcune persone patiscono nausea e capogiro a forza di stare a testa in giù.

Respirare dalla bocca in alcune pose scomode aggiunge stress e tensione, facendoci perdere forza.

Il respiro dev’essere rilassato e completamente attivo durante i backbends, in modo da permettere al corpo di aprirsi completamente.

Respirate dal naso, allungatevi durante l’espirazione, e il vostro corpo percepirà la differenza.

Ecco alcuni allungamenti che avranno un grande impatto sui vostri backbends.  
  1. Spalle

Posizionatevi ad una gamba di distanza da un muro, appoggiatevi saldamente i palmi delle mani e allungate dolcemente testa e collo verso il basso. Aprite petto e spalle scendendo quanto potete senza sentire tensioni.

Se la posa vi risulta molto scomoda, camminate con le mani un po’ più su sul muro e provate di nuovo. I piedi devono essere ben radicati all’apertura delle spalle, la schiena bella dritta. Assicuratevi di respirare e di allungare il vostro collo nell’espirazione. Inspirate, e tornate nella posizione iniziale espirando.

Per facilitarvi la risalita dopo un simile allungamento della colonna, piegate le ginocchia e arrotondate la colonna risalendo una vertebra alla volta.

 
  1. Petto

Ripartendo dalla posizione appena vista per aprire le spalle, questa volta allungate testa e collo verso l’alto, e lasciate che il vostro petto si muova in avanti.

Le braccia dovrebbero rimanere completamente allungate mentre inarcate la schiena. Sarete sorpresi da come, con questo piccolo movimento, sentirete il petto espandersi. Assolutamente consigliato per favorire l’apertura!

Un’altra opzione validissima è quella di invertire l’appoggio di mani e piedi: spingete il petto verso il muro e allungatelo. (vedi foto)

 
  1. Schiena

Inginocchiatevi comodamente sul pavimento con la colonna bella allungata, testa, collo e spalle rilassate. Posizionate le mani dietro la bassa schiena, con le dita puntate verso l’alto e i palmi premuti contro il fondo schiena.

Lentamente inarcate la schiena e respirate: per ogni espirazione incrementate l’inarcamento.

Assicuratevi di aprire la parte anteriore del corpo in avanti per evitare di sbilanciarvi e cadere all’indietro. L’intenzione è di espandere il vostro arco e sentirvi supportati dal vostro respiro e dalle mani mentre vi aprite.

Un’alternativa sicura è la Posa del Cammello, dove le mani appoggiano sui talloni o le caviglie.

  Praticate queste pose regolarmente e noterete come il vostro corpo inizierà ad aprirsi rendendovi più rilassate e sicuri.    

Cinque ragioni per cui il Pilates è perfetto per allenare il Core addominale

Le persone fanno Pilates per ragioni diversissime: allenamento, prevenzione o trattamento di dolori alla schiena, per tenersi agili e forti, per fare attività in compagnia… ognuno può trovare un particolare motivo.

Ma c’è un beneficio specifico che chiunque avrà dal fare Pilates: la forza addominale profonda. Ecco perché.

 

Premessa: Core addominale what?!

Quando parliamo di core addominale, intendiamo la fascia addominale profonda identificabile con il “trasverso addominale”. È il più profondo dei muscoli addominali, origina dalle cartilagini delle ultime sei coste, dalla fascia tronco lombare, dalla cresta iliaca e dal legamento inguinale per andarsi a inserire all’altezza della linea alba e del pube.

Tra i muscoli addominali è il meno considerato a livello estetico ma decisamente il più importante da un punto di vista funzionale. Infatti, oltre a comprimere e sostenere i visceri, è in grado di appiattire la parete addominale. Utilissima in fine la sua azione stabilizzante del rachide lombare e la diminuzione degli stress vertebrali.

Da studi scientifici risulta che gli individui il cui trasverso è debole, soffrono di dolore cronico alla bassa schiena. Questo muscolo portentoso si attiva in maniera inconscia anticipando i movimenti degli arti superiori e inferiori, quindi è assolutamente fondamentale allenarlo!

 

5 ragioni per cui il Pilates è un perfetto allenamento per il trasverso

 
  1. Il core addominale viene attivato in tutti gli esercizi del Pilates

Ebbene si, in tutti gli esercizi del Pilates, anche in quelli di stretching. L’attivazione addominale profonda può essere il punto focale dell’esercizio, o può essere usata per supportare movimenti e lavori su altre aree del corpo.

Ovviamente è impossibile, se non dannoso, avere un’attivazione di questi muscoli al 100% per un’ora intera di lezione, ecco perchè si parla sempre di attivare al 30% come base. Alcuni esercizi richiederanno un po’ di più, altri un po’ di meno, ma sempre qualcosa sarà!

 
  1. Il Pilates mira ad allenare tutti i muscoli associati al core

Alla maggior parte di noi capita di fare gli addominali staccandosi completamente da terra con la schiena, magari con le caviglie incastrate sotto una barra: così non stiamo allenando il core! Infatti, con questo genere di esercizio si tende ad allenare gli addominali superficiali e i flessori delle anche (barando!).

Il core addominale è molto più in profondità e include i muscoli della bassa schiena. Il Pilates ci insegna come usare questi muscoli in modo incisivo quanto quelli più superficiali per assicurarci un lavoro davvero utile.

Un esercizio Pilates ben fatto, secondo il metodo originale, non richiede più di sei ripetizioni!

Questo è quello che si dice un buon risparmio energetico!

  1. Il Pilates offre un’incredibile gamma di esercizi diversi per il core

Ci sono tantissimi esercizi nel Pilates che sono specifici per il core.

Ognuno è ideato per mettere alla prova il core in modi diversi. Magari puntando sulla resistenza, cambiando le posizioni classiche, modificando la respirazione o aggiungendo l’utilizzo di piccoli attrezzi (props).

A ciò si aggiunge la fantasia e il background dell’insegnante e davvero non ci si annoierà mai durante gli allenamenti. Il Pilates è anche questo!

 
  1. Il Pilates è un allenamento per il core a tutti i livelli e a tutte le età!

Gli esercizi di Pilates possono essere modificati per adattarsi a tutti i livelli, dai principianti agli atleti professionisti. In questa disciplina non conta la quantità, quanto la qualità degli esercizi, quindi difficilmente se ne trovano di troppo semplici.

Il programma di allenamento può inoltre essere personalizzato in base alle necessità o alle problematiche di ognuno. La sessione può essere molto dolce o incredibilmente intensa anche per gli uomini, specialmente se fatta con la giusta tecnica.

 
  1. Il Pilates offre più di un addome piatto e forte

Chiunque apprezza di avere un bel girovita stretto, e di sentirsi forte. Ma come avrete capito il Pilates offre più benefici del semplice piacere estetico.

Usando le tecniche insegnate nel Pilates, l’allenamento del core addominale può curare o almeno alleviare i dolori alla schiena, migliorare la postura e l’equilibrio, rendere più semplici le attività giornaliere e meno faticose sulla schiena.

   

At job!!

Sei da ore al computer a studiare, occhi fissi, schiena dolorante, collo teso?

Vorresti fare qualche esercizio ma non sai da dove iniziare e / o come fare?

Questo potrebbe essere il post che fa per te!

Stare tante ore seduti davanti ad un pc non aiuta di certo né la postura né tanto meno il respiro: il petto si chiude, la zona dorsale si ingobbisce e la testa tende a protendersi in avanti. Risultato: dolori a spalle e collo, respiro sempre più breve, postura scorretta! Se ti rivedi in queste quattro righe, puoi leggere questo piccolo articolo in cui ti proponiamo poche Asana (posizioni) che ti possano aiutare a riallineare la colonna e ad allentare le tensioni muscolari.

ROLL UP – ROLL DOWN sia da seduti che da in piedi

TADASANA da poter fare sia in piedi che seduti sulla vostra sedia d’ufficio

GOMUKHASANA da fare seduti sulla sedia, cercando di raggiungere le dite delle vostre mani, o in caso non ci arrivaste ancora cercate un supporto, un elastico, un laccetto o la vostra stessa maglietta.

MARICHYASANA

ADHO MUKHA SVANASANA

ESERCIZI DI STRETCHING PER IL COLLO

E non importa che lo spazio di studio sia angusto o piccolo: questi esercizi  possono essere eseguiti sia seduti che in piedi anche in spazi piccolissimi!   E ricorda: mantieni sempre una buona posizione anche da seduto e apri le tue spalle e sorridi!

     

Yoga per Nuotatori

Il nuoto è stato, per una significante parte della mia vita, il mio sport, la mia routine quotidiana, fatta di allenamenti e competizioni agonistiche. Oggi è parte di me, mezzo per godermi il rapporto che ho con l’elemento acqua, cielo liquido in cui volare leggera, isolata dai rumori del mondo, sola nella pace sottomarina.

Oltre al senso primordiale e rilassante dell’essere avvolti dall’acqua, il nuoto è un’attività dagli infiniti benefici fisici. Nuotare rinforza il corpo, aumenta le abilità aerobiche, sviluppa muscoli affusolati ed elastici senza creare compressioni a livello osseo e articolare.

Ciò nonostante, come ogni disciplina, comporta dei movimenti ripetitivi, ecco perché è importante abbinare al nuoto degli esercizi e dei movimenti che aiutino a tenere il corpo bilanciato.

Ecco dunque che lo yoga può aiutarci a raggiungere quest’obiettivo grazie all’allungamento e all’attivazione di certi gruppi muscolari che non vengono equamente coinvolti nei vari stili natatori.

Oggi cari appassionati di nuoto, vedremo quali asana è importante praticare per completare l’allenamento e lo sviluppo di tutto il nostro corpo.

 

Yoga e nuotatori: operazione salvataggio!

Lo yoga è la disciplina perfetta da abbinare all’allenamento di un nuotatore interessato ad aumentare le sue abilità natatorie e a mantenere la forma fisica anche fuori dalla piscina. Una regolare pratica yoga migliora l’esecuzione tecnica dei vari stili grazie all’aumento della forza e della consapevolezza di sé.

In più, come anticipato, aiuta ad evitare danni da movimenti e condizioni d’allenamento ripetitivi permettendo al corpo di muoversi in modi nuovi.

Per esempio: le pose yoga sfruttano tutte la forza di gravità esercitata sul peso corporeo per aumentare la forza di muscoli e ossa; nel nuoto l’acqua elimina questa pressione rendendo superfluo un lavoro di stabilizzazione ed equilibrio.

Da un punto di vista strettamente olistico, lo yoga offre dei benefici per tutti, ma le pose che vediamo adesso sono specificamente utili per i nuotatori.

Provate queste pose sulla terra ferma, godete dei benefici e riscoprite i miglioramenti quando sarete in acqua!

 

Le 8 pose yoga perfette per i nuotatori

 
  1. Plank (Kumbhakasana)

Una delle pose più conosciute e complete per allenare tutto il corpo e specialmente il core addominale profondo. L’importanza di avere un addome attivo nel nuoto è legata all’idrodinamicità.

Permettendo al corpo di assumere una forma simile a un siluro, i movimenti diventano più puliti, veloci e facili da eseguire.

Il core addominale è l’anello cardine che unisce parte alta e parte bassa del corpo. Braccia e gambe possono essere distese con più incisività e forza.

 
  1. Cobra (Bhujangasana)

In tutti e quattro gli stili la bracciata si compie utilizzando piccolo e grande pettorale. Grazie a questa posa è possibile distendere e allungare questi muscoli; attivare bene l’addome; incrementare la flessibilità della colonna e l’apertura delle spalle, soprattutto per migliorate le tecniche dello stile a delfino e della rana.

Ultimo ma non meno importante, il Cobra allunga i muscoli intercostali (quindi tra le coste) favorendo così una maggiore espansione della gabbia toracica e un conseguente aumento della capacità polmonare.

 
  1. Figura Quattro (Eka Pada Utkatasana)

Questa bellissima variazione della Sedia è utilissima per aprire le anche e allungare glutei e piriforme, gruppi muscolari fortemente attivati durante il nuoto.

La posa inoltre tonifica il core, fortifica i muscoli delle gambe e dei piedi, indispensabili per rendere incisiva la “pinnata” posteriore e aumentare la velocità.

 
  1. Prasarita Padottanasana C

Questa posa classica allunga tutta la catena posteriore: braccia, spalle, schiena, gambe e glutei.

Se eseguita bene, curando la respirazione, può anche aiutare a migliorare la concentrazione, fondamentale durante una competizione agonistica.

 
  1. Ciabattino (Baddha Konasana)

Prendere consapevolezza delle anche e della gamma di movimenti che possono compiere, può aiutare a migliorare la pinnata mentre si nuota, essendo questo movimento originato dall’anca stessa.

Grazie a questa posa possiamo allungare, distendere e aprire le anche e il tratto inguinale.

 
  1. Arco (Dhanurasana)

Ecco un’ottima posa per aumentare la flessibilità della colonna, attivare l’addome ed allungare profondamente petto, braccia e gambe.

Il grande focus è sulla forza della schiena, che permette di migliorare la postura dentro e fuori dall’acqua.

 
  1. Cane a testa in giù e stretch del polpaccio (Addho Mukha Svanasana)

Questa posa, conosciutissima e ricca di benefici, è ottima per rinforzare braccia e gambe mentre distendiamo spalle, petto e bicipiti femorali.

Per incidere maggiormente sull’allungamento del polpaccio, provate a poggiare un piede sul polpaccio opposto.

Tenete la posa per 3-5 respiri e cambiate gamba.

 
  1. Locusta (Salabhasana)

Quest’ultima posa richiama immediatamente il delfino, ed è preziosa per allungare petto, spalle e cosce (quindi tutta la catena anteriore) mentre attiva i glutei e rinforza la schiena e la parte posteriore di gambe e braccia.

Glutei forti aumenteranno la pinnata tecnica del delfino, cosi come una buona mobilità della colonna renderà il movimento più fluido.

Entrando in posa ascoltate bene l’attivazione delle gambe e della bassa schiena e cercate poi di riprodurlo in vasca per aumentare la velocità e curare la forma del vostro stile.

 

Lo yoga e il nuoto sono due modi efficaci e a basso impatto per aumentare il benessere fisico. Sono entrambe due attività complementari oltre che personalizzabili a seconda delle varie necessità individuali.

Sia che siate nuotatori esperti o neofiti, lo yoga può essere un valido alleato per preparare il corpo al nuoto e per aumentare la forza che vi assicuri uno stile più sicuro.

Buona pratica e Buona nuotata!

             

Anche e tensione emotiva: 3 pose per ritrovare l’armonia

Alla fine delle mie classi, dopo Savasana (il rilassamento guidato), capita che qualche allievo mi racconti di aver provato delle sensazioni emotive molto forti, spesso semplice pace, altre volte il bisogno di piangere, e per ogni individuo immaginiamo una particolarità.

Questo tipo di rilassamento è come uno scanner di tutto il corpo, si risale dalle punte dei piedi fino alla punta della testa, l’invito è a prendere coscienza di sé stessi, ascoltare le tensioni e provare a scioglierle.

Pare che durante periodi particolarmente difficili, oltre al collo, uno dei punti che accumula maggiore stress siano le anche. Trovato il modo di rilassare questa zona specifica, la maggior parte delle persone riesce a ritrovare pace e armonia.

 
Oggi ci poniamo questo interrogativo: le anche accumulano davvero tensione? La risposta è assolutamente sì, e oltre a spiegarvi perché, vi proporrò delle soluzioni.
 

3 pose yoga per aprire le anche, distenderle e guarirle.

 

Partiamo da un fatto certo:

le nostre anche, a livello subconscio, sono come dei diari che nascondono le nostre più grandi paure e preoccupazioni.

Durante un corso di formazione, un mio maestro di yoga ci raccontò di come, dopo aver scoperto che la figlia piccola aveva rischiato di diventare sorda a causa della superficialità di una serie di visite mediche, la gigantesca arrabbiatura che aveva provato avesse compromesso la sua pratica, bloccandogli anche e bassa schiena. “Avete presente quando si dice “stringere le chiappe dalla paura?” fu proprio quello che mi successe.”

La paura e la preoccupazione che la bambina potesse perdere l’udito, venne in quel caso somatizzata dalle anche. Se può capitare ad un maestro di yoga, cosciente e attento al suo corpo, cosa può succedere a tutti gli altri?

Pensateci anche voi, vi è mai capitato di discutere con qualcuno e i giorni dopo realizzare di essere rigidi e scomodi? Proprio così, il malumore è stato immagazzinato da corpo e anche, e vi appesantirà finche non troverete il modo di liberarvene.

Il nostro corpo è la nostra casa, una macchina perfetta nella misura in cui riceve una buona manutenzione. Nel caso delle anche rigide, praticare delle pose che ne consentano l’apertura, significa inviare un chiaro messaggio al nostro sistema nervoso centrale: “andrà tutto bene”.

 
  1. Posa reclinata del Ciabattino (Supta Baddha Konasana)

Stendetevi comodamente sul vostro tappetino, o se preferite adagiatevi su dei cuscini messi tatticamente dove vi risultano più comodi. Unite le piante dei piedi dai talloni alle dita e aprite le anche verso il cielo. Accertatevi che la vostra schiena sia ben poggiata a terra e rilassata.

Adesso che siete comodi nella posa, concentrate il respiro nella pancia. Respirate in modo naturale, chiudete gli occhi e immaginatevi di galleggiare nell’acqua.

Sciogliendo le tensioni dal bacino, dalle anche e rilassando l’addome, questa posa ridona armonia al secondo chakra, che è governato dall’acqua. Esso attiva e ristabilisce il nostro senso di potere e comfort, spazzando via il senso di ansietà e pacificando una mente irritabile.

State in posa per cinque minuti, o per quanto ritenete di aver bisogno.

 
  1. Posizione della Dea

Quale modo migliore per trovare forza e pace se non nella potentissima posa della Dea? Partendo dal centro del tappetino, nella posa della Montagna, lasciate le mani morbide lungo il profilo del corpo.

Divaricate le gambe finché tra i talloni non ci sarà uno spazio di tre volte il vostro bacino. Indirizzate le punte dei piedi verso gli angoli anteriori del tappetino e provate a piegare le ginocchia. È importante che caviglie e ginocchia si allineino, proprio per permettere alle anche di aprirsi. Una volta certi di tale allineamento siamo pronti.

Espirando piegate le ginocchia aprendo le anche in uno squat. Portate le mani in preghiera al cuore o a candelabro, allungate la colonna verso l’alto e ricercate l’allineamento tra spalle e bacino. In questa fase il pube punta verso l’ombelico, a sua volta retratto verso la colonna. L’ultima vertebra (la codina) è rivolta verso il pavimento.

Respirate profondamente dal petto, tenete la posa per 10 respiri e visualizzate l’energia negativa che ad ogni espirazione viene espulsa dal vostro corpo.

 
  1. Posa del Piccione

Non conosco ancora nessuno che, dopo l’iniziale ilarità per il nome di questa posa, non se ne sia innamorato. Scenica, all’apparenza complessa ma assolutamente efficace e alla portata di tutti, il Piccione è una posa incredibile quando si parla di aprire le anche.

Partite dal Cane a testa in giù e portate il ginocchio destro a terra, verso la mano corrispondente. La tibia risulterà di taglio sotto di voi, il tallone destro sarà puntato contro l’inguine sinistro o addirittura più avanti se c’è già una buona apertura. Rilassate la gamba sinistra sul pavimento: cercate l’allungamento e allineate le ossa appuntite del bacino verso terra.

Tenete 10 respiri per gamba, cercando di sciogliervi e di incrementare il piegamento del busto verso terra. Ripetete dall’altra.

Spero che apprezzerete queste pose e soprattutto che vi diano il sollievo che cercate. Lasciate fluire via lo stress dalle anche e godetevi il buon umore.

 

Buona Pratica!

   

Yoga o Pilates, questo è il dilemma!

L’autunno è arrivato e con esso i buoni propositi di iniziare una vita più sana e attiva che ci faccia arrivare leggeri ai cenoni di Natale. Ma qual è la disciplina più adatta a noi? L’offerta di studi e palestre è sempre più vasta e fantasiosa e a volte ci si può perdere un po’, per esempio ci potremmo trovare al bivio “Yoga o Pilates”?

one-way-or-another

Qui di seguito cercheremo di dare una risposta definitiva a chi proprio non vede differenza tra due discipline famosissime ma paradossalmente poco conosciute nella loro vera natura.

Per chiarezza isoleremo un tipo particolare di Yoga, quello dinamico, basato sulla prima serie dell’Ashtanga Yoga e per Pilates il metodo coltivato dalla Scuola Newyorkese, quella che più di tutte ha rispettato la disciplina tenendola pura.

Tale padre tale figlio?

Il Pilates, non se ne fa un mistero, è figlio dello Yoga. Il suo ideatore, Joseph Pilates, fu un grandissimo conoscitore delle discipline orientali e trasse profonda ispirazione da esse. Perché? Azzarderei per pura intelligenza! Quando parliamo di Yoga, parliamo di una pratica antica di millenni, nata e sviluppatasi con l’intento di curare il corpo riconnettendolo alla mente. Come il Pilates è figlio dello Yoga, così noi siamo figli dei nostri genitori: siamo nuovi individui rispetto all’uomo e alla donna che ci hanno concepito, ma presentiamo incontestabili tratti di somiglianza.

Pilates diceva del suo metodo: “…Sviluppa il corpo in modo equilibrato, corregge le posture sbagliate, rinvigorisce il fisico e la mente ed eleva lo spirito”.

Un dato interessante: per quanto il Pilates sia arrivato a oggi con il nome del suo ideatore, egli l’aveva inizialmente battezzato Contrology, Scienza del Controllo.

Lo Yoga a sua volta punta al controllo del corpo e degli organi sensoriali. La pratica delle asana, le varie posizioni dello yoga, donano uno stato di stabilità, libertà dalla malattia e leggerezza del corpo.

Prima di passare alle differenze tra le due pratiche, isoliamo il loro punto di contatto: il rispetto della massima “Mens sana in corpore sano”.

In entrambe le discipline c’è un forte approccio olistico, la mente ha un ruolo fondamentale ma il corpo non è visto come mera macchina da perfezionare. L’uomo è corpo ed è spirito e il percorso di fortificazione deve coinvolgerli entrambi.

Imparando a controllare il nostro corpo, i movimenti quotidiani diventano più fluidi, un corpo sano e forte è motivo di fierezza, e ciò dissipa il senso di inadeguatezza facendoci sentire più sicuri, quindi più sereni… e felici!

Diversi modi di organizzare un’ora di attività

Se state leggendo quest’articolo, più che probabilmente siete interessati a capire cosa vi ritrovereste a fare nella pratica, ecco a voi due esempi di lezione sezionata nelle varie fasi:

Yoga

Lo Yoga, anche nel suo approccio più pragmatico, è un’etica, una disciplina, un sentiero spirituale che punta alla purificazione di corpo e mente. L’apertura di ogni seduta di pratica prevede quindi almeno cinque minuti di meditazione. L’introduzione alla meditazione può avvenire recitando un mantra, o semplicemente ascoltando il proprio respiro, concentrandosi su di esso e sgombrando la mente dal classico turbinio di pensieri che la affollano tutto il giorno. L’obiettivo è focalizzare l’attenzione sul qui ed ora, si prepara la mente a guidare il corpo durante tutta la pratica e per farlo in sicurezza, bisogna essere presenti a sé stessi.

Durante questa fase, entra in scena l’Ujjayi Pranayama, una tecnica di controllo del respiro, lento, profondo e nasale sia nell’inspirazione che nell’espirazione. Ha lo scopo di far arrivare l’aria calda ai polmoni, velocizzando il processo di riscaldamento del corpo, la fluidificazione del sangue e quindi facilitarne il fluire fino alle zone più periferiche del corpo. Il risultato sarà la disintossicazione del corpo mediante la sudorazione.

Altro aspetto caratterizzante, è l’attivazione dei Bandha, nello specifico:

1)   Mula bandha => Mula significa radice e si trova alla base della colonna vertebrale. Questo bandha si esegue contraendo la muscolatura che si trova nel “pavimento pelvico”, nella zona compresa tra ano e genitali.

2) Uddiyana bandha => Uddiyana significa sollevare, nello specifico il diaframma. Questo bandha si esegue spingendo la muscolatura dell’addome all’interno e verso l’ombelico espirando.

Queste attivazioni evitano la dispersione dell’energia prodotta dalla pratica e la convogliano verso i vari punti energetici del corpo, fortificandolo e rinvigorendolo.

Pilates

Nel Pilates non c’è meditazione, ma ciò non toglie che ci siano dei presupposti imprescindibili per una corretta pratica. Questa disciplina si basa su 8 principi cardine, tra cui:

1)   La respirazione: toracica bassa, latero-posteriore. Avviene inspirando dal naso ma espirando dalla bocca, quasi ad alitare lontano. Anche qui l’obiettivo è la purificazione e soprattutto lo sfruttamento della capacità polmonare nella sua totalità;

2)   La concentrazione: si libera la mente per poter ottimizzare ogni movimento;

3)   La centralizzazione: se nello yoga si attivano i Bandha, qui attiviamo il trasverso dell’addome. Il Pilates ruota intorno al Core, una serie di muscoli interni all’addome che vanno attivati per compiere ogni esercizio in equilibrio, stabilità e forza.

Presa la giusta respirazione e le dovute attivazioni, si è pronti per entrare nel vivo della pratica/allenamento:

Yoga

Nello Yoga dinamico la prima fase prevede i Surya Namaskara A e B, popolarmente conosciuti come Saluti al Sole, servono per il riscaldamento e preparano il corpo per le asana in piedi e a terra.

Consigliatissime come warm up per qualsiasi tipo di attività, queste sequenze di movimenti sono d’impatto: riscaldano, fortificano e soprattutto ricaricano il corpo di energie. Potreste arrivare sul tappetino un po’ spenti, dopo i Surya Namaskara il vostro corpo vi chiederà più azione!

Pilates

Il riscaldamento Pilates è più gentile e dopo una fase di radicamento, si concentra sulla mobilità della colonna, dei cingoli scapolari e della bassa schiena in particolare, ma è evidente che ogni articolazione viene attivata gradualmente e preparata ai vari esercizi.

In entrambe le discipline, a ogni fase del movimento si abbina la respirazione ma già si sente una certa differenza…

Un testo Yogi recita: “Non c’è limite di età per praticare lo yoga ed esso può essere praticato da tutti, uomini, donne, deboli o coloro che sono ammalati o disabili, poiché: con la pratica chi è vigile avrà successo in ogni yoga, che sia giovane, che molto vecchio, che ammalato o debilitato”.

Tutto ciò è molto bello e molto vero, e associabile anche al Pilates ma…

il Pilates è una disciplina più “materna”, durissima se praticata a certi livelli, ma più graduale: accompagna per mano dai primi passi ed è sicuramente più adatta a chi parte da un livello di preparazione fisica molto basso e quindi può incontrare più ostacoli e frustrazioni.

Lo Yoga richiede maggiore forza d’animo e determinazione poiché, lo sforzo fisico e una certa dose di sofferenza richiesti all’inizio, possono scoraggiare.

Dopo il riscaldamento:

Yoga

Solitamente per i neofiti dopo i Surya Namaskara ci sono le chiusure e il rilassamento. Immaginiamo di essere neofiti alla 3°-4° lezione, gradualmente vengono introdotte le asana in piedi e quelle a terra. L’obiettivo primo è quello di interiorizzare i Saluti al Sole per far sì che ci si abitui a far fluire respiro e movimento in una danza aggraziata: Quando il respiro nutre l’azione e l’azione nutre la postura, ogni movimento diventa gentile, preciso e perfettamente stabile.

Lo Yoga è 99% pratica, 1% teoria.

Pilates

Anche nel Pilates, per ogni esercizio, isolamento del movimento, precisione e fluidità nel compierlo sono fondamentali e come nello yoga vengono raggiunti con la pratica costante.

Allora dov’è la differenza? Lo Yoga segue uno schema fisso di asana che si susseguono in maniera propedeutica l’una all’altra. Per un perfezionista è l’ideale, si ripete sempre la stessa sequenza arrivando così alla padronanza assoluta delle posizioni.

Il Pilates prevede una vastissima gamma di esercizi codificati eseguibili a corpo libero, con piccoli attrezzi o sui grandi macchinari (Reformer, Cadillac e Springwall) e ad essi vanno ad aggiungersi tutti i propedeutici (porzioni del codificato), che possono essere infiniti, a seconda della fantasia dell’insegnante.

E dopo?

Yoga

Concluse le serie di asana, nello Yoga si passa al defaticamento tramite le chiusure, anch’esse una propedeutica all’altra. Il ritmo cala…

Pilates

Questo tipo di allenamento di solito segue un climax ascendente d’intensità, proprio perché il corpo è caldo e attivo.

Il Rilassamento

Yoga

Do it for Savasana! E’ un modo simpatico per dire che dopo le fatiche della pratica arriva la ricompensa, il rilassamento, la Posizione del Cadavere. Solitamente guidata dalla voce dell’insegnante, in questa posizione all’Ujjayi si sostituisce la respirazione naturale e il corpo si abbandona, partendo dai piedi fino a risalire alla testa, in un percorso di distensione fisica e mentale.

Pilates

Il rilassamento proposto può essere simile a quello dello Yoga, ma non è l’unico, le possibilità sono innumerevoli grazie ai supporti messi a disposizione con l’introduzione di piccoli attrezzi e a tecniche di auto massaggio.

In conclusione

Questa comparazione mette in luce come i pilastri di queste due discipline le accomunino, divergendo poi in alcune particolarità che poco incidono sui risultati che potremmo riscontrare a livello fisico e mentale.

Non c’è ragione perché la pratica di una escluda l’altra e anzi, in una fase iniziale sarebbe interessante organizzare il proprio allenamento settimanale alternandole. Il tempo, la conoscenza e i gusti personali vi diranno qual è l’attività che più vi si addice.

Un corpo allenato, tonico, flessibile ed elastico, una mente salda e consapevole, questo è il dono di entrambe le discipline, la differenza sostanziale è dentro di noi, nella serietà con cui scegliamo di affacciarci alla pratica.

Qualsiasi sia la vostra scelta, praticate nel rispetto di voi stessi e dei ritmi del vostro corpo, i voi di oggi saranno l’unico metro di paragone per i voi di domani.

OPEN DAY: Lezioni gratuite di Pilates & Yoga Sabato 15 di Settembre

OPEN DAY! Pilates & Yoga TROVA La Disciplina CHE FA PER TE!

Sabato 15 Settembre vi aspettiamo dalle 9.30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19.00 presso lo Studio Yoga Pilates di via Guarini 4, Torino per provare alcune delle nostre discipline, assistere alle dimostrazioni, visitare la struttura e ricevere i nostri gadget.

Lezioni gratuite per adulti e bambini!

Venite a scoprire con noi quanto possano ricaricarvi queste semplici pratiche.

Ecco il calendario completo:

VI ASPETTIAMO NUMEROSI

Importante:
Per partecipare è necessaria la prenotazione poiché l'incontro è a numero chiuso.
Per info e prenotazioni:
tel 011.19705609 – 371.1812414
Orario segreteria: dal lun al ven dalle 16.00 alle 20.00
   

Roll up – Roll down

A cosa serve?

Sebbene ricordi un tradizionale esercizio per gli addominali, il Roll Up non dev’essere eseguito in modo rapido, migliora si la forza addominale, ma lavora tantissimo sul miglioramento della flessibilità, mobilità e rinforzo della catena cinetica posteriore.

Come si esegue?

Sdraiati supini, gambe tese ed unite, piedi a martello, braccia tese all’indietro leggermente sollevate dal pavimento, con i palmi delle mani rivolti verso l’interno.

Roll Up: Inspirare e sollevare le braccia all’altezza degli occhi (90°); portando il mento al petto, sollevare il busto dal materassino e puntare le dita delle mani verso i piedi attivando gli addominali mentre lentamente stacchiamo ogni vertebra dal materassino, fino a portarci seduti sugli ischi.

Roll Down: Espirando, attivando la Power House e “risucchiando” l’ombelico verso la colonna, “srotolarsi” lentamente, e vertebra dopo vertebra portiamo la schiena verso il materassino, solo per ultimo riportiamo le braccia ben distese oltre la testa.

Varianti:

Inizialmente è meglio partire dalla posizione seduta, gambe flesse e lavorare solamente sulla discesa. È normale non riuscire subito ad eseguire l’intero esercizio codificato, ma esistono molte varianti ed esercizi propedeutici atti a rinforzare i giusti distretti. Le braccia, per esempio, anzi che parallele al pavimento possiamo portarle dietro la testa; i piedi possono essere sia in flex (martello) che in point (punta).

Più riusciremo ad acquisire mobilità della colonna e forza addominale, più facilmente riusciremo ad eseguire correttamente l’intero esercizio codificato.

SEMINARIO PILATES E MAL DI SCHIENA SABATO 7 LUGLIO 2018 – SEDE CSO. TASSONI

con VALENTINA MAKSIMOVA

 Dalle ore 11 alle ore 12:30 su prenotazione

Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo.

(Alexander Lowen)

Uno dei mali più frequenti che affigge l’uomo moderno è sicuramente il mal di schiena. La sedentarietà con le sue cattive posture , la fretta, la pigrizia e le cicatrici fisiche ed emotive, predispone il corpo ad innumerevoli disaggi e la schiena -il supporto principale del corpo- è la prima a subire le conseguenze. Questo seminario insegna una serie di esercizi mirati alla mobilitazione del rachide e all’allungamento distensione dei muscoli anti-gravitari. Verranno applicati esercizi e tecniche del metodo Pilates, i quali vi aiuteranno a sciogliere le tensioni nella schiena, dando un benessere immediato.

I principi su cui si fonda il Postural Pilates Method, quali l’apprendimento della consapevolezza dell’allineamento neutro della colonna vertebrale e il rafforzamento dei muscoli posturali profondi che supportano questo allineamento, sono basilari per chi soffre di mal di schiena.

Programma del seminario

  • Esercizi per i piedi;

  • Mobilizzazione lombo-sacrale;

  • Tonificazione addominale;

  • Mobilizzazione toracica e funzionalità scapola-omerale;

  • Auto-allungamento rachideo;

  • Release miofasciale con foam roller;

  • Rilassamento finale.

Impara ad ascoltare i segnali del corpo!

Parliamo spesso del nostro corpo, ci siamo a contatto ogni giorno, ogni ora, ogni minuto della nostra vita, ma quando lo ascoltiamo? Il corpo traduce in azione ciò che noi facciamo, allo stesso momento traduce come stiamo. Il nostro corpo ci parla ogni momento.

Hai mai fatto caso a come percepisci il tuo corpo quando sei contento? Quando stai facendo qualcosa che ti piace? Oppure, quando sei teso, quando sei agitato, quando sei arrabbiato?

Spesso il fare della nostra quotidianità, le molte cose da tenere presenti, il controllo che ci serve durante la giornata, ci può portare ad abbassare il volume della voce del nostro corpo, che ci parla in ogni istante della nostra vita.

 

Ecco perché è importante riscoprire il contatto con il nostro corpo, il contatto con noi stessi attraverso il nostro corpo. Comprendere che cosa vuole dirci il nostro mal di schiena, testa, o quel fastidio allo stomaco che ci rovina la giornata è molto importante per capire su che strada stiamo caminando. Il nostro corpo ci comunica, attraverso le sensazioni se stiamo facendo qualcosa per il nostro benessere, oppure se dal nostro benessere ci stiamo allontanando.

Quando il nostro corpo si fa “i capricci” e si rifiuta di collaborare in realtà ci vuole solo inviare dei messaggi.Capire al volo non è facile, ma è possibile se lo ascoltiamo e ci alleniamo a migliorare ogni giorno il dialogo con lui per poi stabilire il rapporto più profondo con noi stessi, a comprendere la direzione che stiamo seguendo, e riconoscere con più naturalezza il nostro benessere.

Ecco una cosa saggia da fare quando ti capita di sentire i disaggi corporei. La domanda: Questo male a cosa mi è servito?

Iniziare con una riflessione di questo tipo stimola un ascolto diverso e un contatto diverso con noi stessi, riconoscendo che anche un sintomo fastidioso in realtà è solo un amico che ci invita ad essere più tolleranti con noi stessi.

Importante:

Per partecipare è necessaria la prenotazione poichè l’incontro è a numero chiuso.

Per info e prenotazioni: tel 011.0686662 – 349.2364870

Orario segreteria: dal lun al ven dalle 16.00 alle 20.00

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Studio Yoga Pilates © – Pilates PPM ©

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