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Posts Taggati ‘yoga’

At job!!

Sei da ore al computer a studiare, occhi fissi, schiena dolorante, collo teso?

Vorresti fare qualche esercizio ma non sai da dove iniziare e / o come fare?

Questo potrebbe essere il post che fa per te!

Stare tante ore seduti davanti ad un pc non aiuta di certo né la postura né tanto meno il respiro: il petto si chiude, la zona dorsale si ingobbisce e la testa tende a protendersi in avanti. Risultato: dolori a spalle e collo, respiro sempre più breve, postura scorretta! Se ti rivedi in queste quattro righe, puoi leggere questo piccolo articolo in cui ti proponiamo poche Asana (posizioni) che ti possano aiutare a riallineare la colonna e ad allentare le tensioni muscolari.

ROLL UP – ROLL DOWN sia da seduti che da in piedi

TADASANA da poter fare sia in piedi che seduti sulla vostra sedia d’ufficio

GOMUKHASANA da fare seduti sulla sedia, cercando di raggiungere le dite delle vostre mani, o in caso non ci arrivaste ancora cercate un supporto, un elastico, un laccetto o la vostra stessa maglietta.

MARICHYASANA

ADHO MUKHA SVANASANA

ESERCIZI DI STRETCHING PER IL COLLO

E non importa che lo spazio di studio sia angusto o piccolo: questi esercizi  possono essere eseguiti sia seduti che in piedi anche in spazi piccolissimi!   E ricorda: mantieni sempre una buona posizione anche da seduto e apri le tue spalle e sorridi!

     

Yoga o Pilates, questo è il dilemma!

L’autunno è arrivato e con esso i buoni propositi di iniziare una vita più sana e attiva che ci faccia arrivare leggeri ai cenoni di Natale. Ma qual è la disciplina più adatta a noi? L’offerta di studi e palestre è sempre più vasta e fantasiosa e a volte ci si può perdere un po’, per esempio ci potremmo trovare al bivio “Yoga o Pilates”?

one-way-or-another

Qui di seguito cercheremo di dare una risposta definitiva a chi proprio non vede differenza tra due discipline famosissime ma paradossalmente poco conosciute nella loro vera natura.

Per chiarezza isoleremo un tipo particolare di Yoga, quello dinamico, basato sulla prima serie dell’Ashtanga Yoga e per Pilates il metodo coltivato dalla Scuola Newyorkese, quella che più di tutte ha rispettato la disciplina tenendola pura.

Tale padre tale figlio?

Il Pilates, non se ne fa un mistero, è figlio dello Yoga. Il suo ideatore, Joseph Pilates, fu un grandissimo conoscitore delle discipline orientali e trasse profonda ispirazione da esse. Perché? Azzarderei per pura intelligenza! Quando parliamo di Yoga, parliamo di una pratica antica di millenni, nata e sviluppatasi con l’intento di curare il corpo riconnettendolo alla mente. Come il Pilates è figlio dello Yoga, così noi siamo figli dei nostri genitori: siamo nuovi individui rispetto all’uomo e alla donna che ci hanno concepito, ma presentiamo incontestabili tratti di somiglianza.

Pilates diceva del suo metodo: “…Sviluppa il corpo in modo equilibrato, corregge le posture sbagliate, rinvigorisce il fisico e la mente ed eleva lo spirito”.

Un dato interessante: per quanto il Pilates sia arrivato a oggi con il nome del suo ideatore, egli l’aveva inizialmente battezzato Contrology, Scienza del Controllo.

Lo Yoga a sua volta punta al controllo del corpo e degli organi sensoriali. La pratica delle asana, le varie posizioni dello yoga, donano uno stato di stabilità, libertà dalla malattia e leggerezza del corpo.

Prima di passare alle differenze tra le due pratiche, isoliamo il loro punto di contatto: il rispetto della massima “Mens sana in corpore sano”.

In entrambe le discipline c’è un forte approccio olistico, la mente ha un ruolo fondamentale ma il corpo non è visto come mera macchina da perfezionare. L’uomo è corpo ed è spirito e il percorso di fortificazione deve coinvolgerli entrambi.

Imparando a controllare il nostro corpo, i movimenti quotidiani diventano più fluidi, un corpo sano e forte è motivo di fierezza, e ciò dissipa il senso di inadeguatezza facendoci sentire più sicuri, quindi più sereni… e felici!

Diversi modi di organizzare un’ora di attività

Se state leggendo quest’articolo, più che probabilmente siete interessati a capire cosa vi ritrovereste a fare nella pratica, ecco a voi due esempi di lezione sezionata nelle varie fasi:

Yoga

Lo Yoga, anche nel suo approccio più pragmatico, è un’etica, una disciplina, un sentiero spirituale che punta alla purificazione di corpo e mente. L’apertura di ogni seduta di pratica prevede quindi almeno cinque minuti di meditazione. L’introduzione alla meditazione può avvenire recitando un mantra, o semplicemente ascoltando il proprio respiro, concentrandosi su di esso e sgombrando la mente dal classico turbinio di pensieri che la affollano tutto il giorno. L’obiettivo è focalizzare l’attenzione sul qui ed ora, si prepara la mente a guidare il corpo durante tutta la pratica e per farlo in sicurezza, bisogna essere presenti a sé stessi.

Durante questa fase, entra in scena l’Ujjayi Pranayama, una tecnica di controllo del respiro, lento, profondo e nasale sia nell’inspirazione che nell’espirazione. Ha lo scopo di far arrivare l’aria calda ai polmoni, velocizzando il processo di riscaldamento del corpo, la fluidificazione del sangue e quindi facilitarne il fluire fino alle zone più periferiche del corpo. Il risultato sarà la disintossicazione del corpo mediante la sudorazione.

Altro aspetto caratterizzante, è l’attivazione dei Bandha, nello specifico:

1)   Mula bandha => Mula significa radice e si trova alla base della colonna vertebrale. Questo bandha si esegue contraendo la muscolatura che si trova nel “pavimento pelvico”, nella zona compresa tra ano e genitali.

2) Uddiyana bandha => Uddiyana significa sollevare, nello specifico il diaframma. Questo bandha si esegue spingendo la muscolatura dell’addome all’interno e verso l’ombelico espirando.

Queste attivazioni evitano la dispersione dell’energia prodotta dalla pratica e la convogliano verso i vari punti energetici del corpo, fortificandolo e rinvigorendolo.

Pilates

Nel Pilates non c’è meditazione, ma ciò non toglie che ci siano dei presupposti imprescindibili per una corretta pratica. Questa disciplina si basa su 8 principi cardine, tra cui:

1)   La respirazione: toracica bassa, latero-posteriore. Avviene inspirando dal naso ma espirando dalla bocca, quasi ad alitare lontano. Anche qui l’obiettivo è la purificazione e soprattutto lo sfruttamento della capacità polmonare nella sua totalità;

2)   La concentrazione: si libera la mente per poter ottimizzare ogni movimento;

3)   La centralizzazione: se nello yoga si attivano i Bandha, qui attiviamo il trasverso dell’addome. Il Pilates ruota intorno al Core, una serie di muscoli interni all’addome che vanno attivati per compiere ogni esercizio in equilibrio, stabilità e forza.

Presa la giusta respirazione e le dovute attivazioni, si è pronti per entrare nel vivo della pratica/allenamento:

Yoga

Nello Yoga dinamico la prima fase prevede i Surya Namaskara A e B, popolarmente conosciuti come Saluti al Sole, servono per il riscaldamento e preparano il corpo per le asana in piedi e a terra.

Consigliatissime come warm up per qualsiasi tipo di attività, queste sequenze di movimenti sono d’impatto: riscaldano, fortificano e soprattutto ricaricano il corpo di energie. Potreste arrivare sul tappetino un po’ spenti, dopo i Surya Namaskara il vostro corpo vi chiederà più azione!

Pilates

Il riscaldamento Pilates è più gentile e dopo una fase di radicamento, si concentra sulla mobilità della colonna, dei cingoli scapolari e della bassa schiena in particolare, ma è evidente che ogni articolazione viene attivata gradualmente e preparata ai vari esercizi.

In entrambe le discipline, a ogni fase del movimento si abbina la respirazione ma già si sente una certa differenza…

Un testo Yogi recita: “Non c’è limite di età per praticare lo yoga ed esso può essere praticato da tutti, uomini, donne, deboli o coloro che sono ammalati o disabili, poiché: con la pratica chi è vigile avrà successo in ogni yoga, che sia giovane, che molto vecchio, che ammalato o debilitato”.

Tutto ciò è molto bello e molto vero, e associabile anche al Pilates ma…

il Pilates è una disciplina più “materna”, durissima se praticata a certi livelli, ma più graduale: accompagna per mano dai primi passi ed è sicuramente più adatta a chi parte da un livello di preparazione fisica molto basso e quindi può incontrare più ostacoli e frustrazioni.

Lo Yoga richiede maggiore forza d’animo e determinazione poiché, lo sforzo fisico e una certa dose di sofferenza richiesti all’inizio, possono scoraggiare.

Dopo il riscaldamento:

Yoga

Solitamente per i neofiti dopo i Surya Namaskara ci sono le chiusure e il rilassamento. Immaginiamo di essere neofiti alla 3°-4° lezione, gradualmente vengono introdotte le asana in piedi e quelle a terra. L’obiettivo primo è quello di interiorizzare i Saluti al Sole per far sì che ci si abitui a far fluire respiro e movimento in una danza aggraziata: Quando il respiro nutre l’azione e l’azione nutre la postura, ogni movimento diventa gentile, preciso e perfettamente stabile.

Lo Yoga è 99% pratica, 1% teoria.

Pilates

Anche nel Pilates, per ogni esercizio, isolamento del movimento, precisione e fluidità nel compierlo sono fondamentali e come nello yoga vengono raggiunti con la pratica costante.

Allora dov’è la differenza? Lo Yoga segue uno schema fisso di asana che si susseguono in maniera propedeutica l’una all’altra. Per un perfezionista è l’ideale, si ripete sempre la stessa sequenza arrivando così alla padronanza assoluta delle posizioni.

Il Pilates prevede una vastissima gamma di esercizi codificati eseguibili a corpo libero, con piccoli attrezzi o sui grandi macchinari (Reformer, Cadillac e Springwall) e ad essi vanno ad aggiungersi tutti i propedeutici (porzioni del codificato), che possono essere infiniti, a seconda della fantasia dell’insegnante.

E dopo?

Yoga

Concluse le serie di asana, nello Yoga si passa al defaticamento tramite le chiusure, anch’esse una propedeutica all’altra. Il ritmo cala…

Pilates

Questo tipo di allenamento di solito segue un climax ascendente d’intensità, proprio perché il corpo è caldo e attivo.

Il Rilassamento

Yoga

Do it for Savasana! E’ un modo simpatico per dire che dopo le fatiche della pratica arriva la ricompensa, il rilassamento, la Posizione del Cadavere. Solitamente guidata dalla voce dell’insegnante, in questa posizione all’Ujjayi si sostituisce la respirazione naturale e il corpo si abbandona, partendo dai piedi fino a risalire alla testa, in un percorso di distensione fisica e mentale.

Pilates

Il rilassamento proposto può essere simile a quello dello Yoga, ma non è l’unico, le possibilità sono innumerevoli grazie ai supporti messi a disposizione con l’introduzione di piccoli attrezzi e a tecniche di auto massaggio.

In conclusione

Questa comparazione mette in luce come i pilastri di queste due discipline le accomunino, divergendo poi in alcune particolarità che poco incidono sui risultati che potremmo riscontrare a livello fisico e mentale.

Non c’è ragione perché la pratica di una escluda l’altra e anzi, in una fase iniziale sarebbe interessante organizzare il proprio allenamento settimanale alternandole. Il tempo, la conoscenza e i gusti personali vi diranno qual è l’attività che più vi si addice.

Un corpo allenato, tonico, flessibile ed elastico, una mente salda e consapevole, questo è il dono di entrambe le discipline, la differenza sostanziale è dentro di noi, nella serietà con cui scegliamo di affacciarci alla pratica.

Qualsiasi sia la vostra scelta, praticate nel rispetto di voi stessi e dei ritmi del vostro corpo, i voi di oggi saranno l’unico metro di paragone per i voi di domani.

Yoga contro l’irritabilità

Il senso di irritabilità può essere caratterizzato da fastidio e frustrazione, il più delle volte è generato dall’accumularsi di piccole cose che capitano quotidianamente: rimanere imbottigliati nel traffico; semafori rossi; scegliere la fila alla cassa più lenta; rompersi un’unghia facendo il letto; il computer che si spegne facendoci perdere il lavoro della mattinata. Non si tratta di eventi epocali, ma basta una parola storta da parte di qualcuno per far risalire tutto alla testa in un distruttivo effetto geyser!

L’irritabilità è una falla nella nostra barca, un sentimento che divora la nostra serenità lasciandoci sfiniti. E la stanchezza mentale tende ad esacerbare situazioni che già di per sé sono difficili.

Alla radice del problema può esserci un disequilibrio ormonale (per ambo i sessi), eventi stressanti, scarso riposo, e il senso di insicurezza, paura, tristezza…giusto per nominare alcune cause.

Quando la scontrosità inizia a diventare un segno caratterizzante della personalità, è arrivato il momento di arginarla.

Lo yoga può essere la soluzione immediata per quelle volte in cui il vostro cattivo temperamento è momentaneo, mentre una pratica costante può aiutarvi a non diventare il sindaco di Irritabilandia!

Sappiate, comunque, che non c’è nulla di strano nel sentirsi irritati anche dopo una pratica yoga! Questo perché lo yoga è un viaggio attraverso i vari livelli energetici del nostro corpo, cosicché mentre le cose cambiano, si trasformano, si aprono e si rilasciano, i sentimenti più profondi possono affiorare in superficie. Immaginate la pratica come uno scrub dello spirito: dovete eliminare lo strato ormai morto più superficiale per poter vedere il luminoso strato sottostante.

Se questa è una possibilità, la buona notizia è che la maggior parte delle volte si arriva alla lezione di yoga irritati e si va via sollevati. Se capita il contrario, vivetelo come parte di un viaggio salutare e benefico.

 

Mini pratica contro l’Irritabilità

 
  1. Saluto al Sole A (Surya Namaskar A)

Questa bella serie di asana è perfetta per riscaldarsi, iniziare a concentrasi sul respiro e attivare tutto il corpo dolcemente.

Partendo dalla Montagna, inspirate portando le mani sopra la testa, espirando allungatevi in avanti fino a raggiungere le ginocchia con lo sguardo. Poggiate le mani alle tibie e distendete la colonna in avanti mentre inspirate. Espirando poggiate le mani all’esterno dei piedi e fate due bei passi indietro arrivando nella posa del Corpo Proteso o Plank. Inspirate ed espirando eseguite Chaturanga, il piegamento a gomiti stretti. Puntate le mani all’esterno del costato e inspirando aprite la gola verso il cielo nel Cane a testa in su. Puntate le ditina dei piedi a terra ed espirando andate nel Cane a testa in giù. Tenete per 5 cicli respiratori la posa: allontanate le spalle dalle orecchie, risucchiate l’ombelico verso la spina dorsale e puntate la codina al cielo come una freccia.

Ripetete 3-5 volte.

 
  1. Verticale (Adho Mukha Vrksasana)

Non c’è niente come una bella inversione per smuovere un po’ le cose e darvi un nuovo punto di vista!

Se non avete mai fatto una verticale, provate sotto la supervisione di un insegnante.

Se siete alle prime armi ma avete già fatto esperienza in classe, un muro sarà più che sufficiente a supportarvi.

N.B. Leggete con attenzione le istruzioni che seguono prima di andare a testa in giù!

Partite in quadrupedia, davanti al muro ad una distanza di 15-20 centimetri. Andate nel Cane a testa in giù e assicuratevi di respirare regolarmente, il corpo è saldo e forte, la mente rilassata.

Portate il vostro piede più saldo in avanti, il ginocchio flesso si ritroverà circa sotto l’ombelico. Questa gamba sarà la vostra molla per salire in verticale. Spingete via il pavimento e allungate l’altra gamba in alto, quella che vi ha dato la spinta la segue. Tenete le braccia distese! Ora flettete le caviglie come so foste in piedi sul soffitto, i talloni sono appoggiati al muro. Lo sguardo è dritto davanti a voi, le orecchie sono in linea con i bicipiti.

Se volete provare ad esercitare l’equilibrio, staccate prima un piede e poi l’altro dal muro, unite le gambe forti e attive, le punte dei piedi allungate verso il cielo.

Tenete la posa finché vi sentite comodi, ma conservate abbastanza energie per poter scendere agevolmente a terra. Quando scendete attivate l’addome, piegate le anche e portate giù uno o due piedi alla volta. Una vertebra dopo l’altra tornate in piedi e guardate il mondo con occhi nuovi!

Ripetete tutte le volte che volete.

Variazione: La Posa a L è ottima per aprire le spalle e fortificare la parte alta del corpo ed è una scelta perfetta se state lavorando sulla verticale.

Sedetevi sul pavimento con la schiena in appoggio al muro e le gambe distese davanti a voi: guardate dove sono i vostri piedi, perché è lì che sistemerete le mani.

Posizionatevi in quadrupedia, dando le spalle al muro e le mani ben radicate dove prima avevate i piedi. Sollevate il bacino in Cane a testa in giù e con la gamba che sentite più forte, iniziate a camminare sul muro fino ad allineare i piedi col bacino che a sua volta punterà verso l’alto. Distendete completamente le gambe, il petto guarda al muro, aprendosi fino a che le mani non sono in linea con le spalle o addirittura un po’ oltre. La testa è in mezzo alle spalle, lo sguardo verso il muro.

Se vi sentite forti e stabili, e la respirazione è rilassata, sollevate una gamba alla volta, tenendo la distensione per alcuni respiri. Questo semplice movimento aggiunge un elemento di forza al bilanciamento e vi prepara alle verticali.

La posa può risultare molto intensa e non adatta a coloro che hanno avuto traumi alle spalle. Se né la verticale, né la L vanno bene per voi, restate in Cane a testa in giù per 3-10 respiri.

 
  1. Farfalla Supina (Supta Baddha Konasana)

Ora che abbiamo buttato fuori un po’ di sassolini dalle nostre scarpe spirituali, è tempo di goderci questa posizione rilassante. Stesi su un cuscino o una coperta piegata, unite le piante dei piedi e aprite le cosce verso il pavimento, rilassando le anche e tutto il corpo. Se volete portate le mani oltre la testa per godervi il senso totale di abbandono. Chiudete gli occhi e ascoltate il vostro respiro, lento e profondo, come un’onda che vi attraversa, prima in un senso, poi in un altro. Sentitevi leggeri, svuotate la mente e regalatevi un momento solo vostro, di totale relax.

   

Buona Pratica e tanta serenità

Piedi e caviglie, ricostruiamoci dalle fondamenta

Ci si rende conto di avere alcune parti del corpo e dell’importanza che hanno, solo quando iniziano a fare male. Questo è sicuramente il caso dei piedi e delle caviglie, un po’ come il naso, quando siamo raffreddati e ricordiamo con nostalgia dei bei tempi in cui respirare era facile e scontato!

Se passate molto tempo in piedi, avete le caviglie rigide o fragili, soffrite di fascite plantare (irrigidimento di una fascia di tessuto sotto il tallone), avete il piede piatto, siete incinta o semplicemente avete i piedi stanchi, le pose yoga di questo articolo possono riportare la gioia nelle vostre camminate! Sono pose che rinforzano e distendono, sia i piedi sia le caviglie, ma se proprio i vostri piedi hanno bisogno di una pausa, rilassateli distendendo le gambe al muro.

 

Pose yoga per piedi e caviglie

 
  1. L’Aquila (Garudasana)

Garuda (una divinità con sembianze d’aquila) è definita come “il fuoco dei raggi del sole che tutto brucia”. Ed è proprio questa la sensazione che potreste provare in questa posa, dove i muscoli delle gambe lavorano a pieno regime.

State certi che questa posa rinforzerà e distenderà le vostre caviglie mentre lavorerete sul vostro equilibrio e la vostra attenzione.

Esecuzione: Partite dalla posa della Montagna e portate le mani ai fianchi; piegate dolcemente le ginocchia e portate il peso sul piede destro mentre accavallate la gamba sinistra sulla destra. Puntate l’alluce sinistro e avvolgetelo dietro al polpaccio destro, agganciandolo saldamente dietro la caviglia per assicurarvi l’equilibrio.

Allungate le braccia ai lati del corpo e inspirate. Espirando incrociate le braccia di fronte a voi, con il destro sopra il sinistro, piegate i gomiti e muovete i dorsi delle mani uno contro l’altro fino a incrociarsi, posizionate le dita della mano sinistra sul palmo della destra. Sollevate le braccia fino ad allinearle alle spalle.

Tenete la posa per 3-5 respiri prima di tornare nella posa della Montagna e ripetere dall’altro lato.

Modifiche: Se non riuscite ad avvinghiare il piede al polpaccio, concentratevi sul premere la parte alta delle gambe insieme e cercate di tenere il piede di taglio alla gamba che vi sostiene. Se la tensione alle spalle vi impedisce di unire le mani, cercate di fare quello che potete tenendo le dita attive.

 
  1. L’Affondo Alto (Utthita Ashwa Sanchalanasana)

 

In una sola posa tanti benefici: allunga la colonna, apre il petto, fortifica le gambe e ci costringe a bilanciare il peso sui piedi, stabilizzando le caviglie.

Esecuzione: Dal Cane a testa in giù, unite i piedi e portate il destro avanti tra le mani. Distendete la gamba destra dietro di voi, appoggiando sull’avampiede. Allineate il ginocchio e la caviglia sinistra, le mani sono poggiate a terra ma in linea con le spalle. Affondate il pube verso il pavimento e attivate l’addome.

Inspirando distendete le braccia davanti a voi e piano piano sollevatele sopra di voi: immaginate di dover rimettere il sole nel cielo. Allineate le braccia alle orecchie, l’addome è forte, il respiro fluido. Guardate verso il cielo e tenete per 3-5 respiri. Dopodiché riappoggiate le mani a terra e tornate nel Cane a testa in giù per ripetere tutto sull’altro lato.

Modifiche: Se avete subito dei traumi alla caviglia o sentite che la posa è troppo impegnativa a livello muscolare, tenete le mani a terra o su due blocchi. Se appoggiate il ginocchio della gamba posteriore a terra, vi godrete un leggero stretching.

 
  1. Il Fulmine (Vajrasana)

 

Questa posa prepara il corpo per quella dell’Eroe ed è ottima sia per meditare sia per lavorare sulla respirazione.

Oltre ad allungare e distendere piedi e caviglie, Vajrasana permette l’allungamento dei quadricipiti e delle ginocchia e, non meno importante, aiuta la digestione.

Esecuzione: sedetevi sui talloni, con i piedi ben centrati e tutte e dieci le ditina in appoggio al pavimento. Rilassate il costato tenendo la schiena lunga e distesa; entrambe le mani poggiano sulle cosce, palmi su o giù. Unite le punte dei pollici a quelle degli indici in Jnana Mudra.

Rilassate i muscoli del viso, e portate l’attenzione ai vostri canali energetici interni, in un viaggio introspettivo seguite Sushumna Nadi, il canale energetico del corpo, parallelo alla colonna vertebrale. Ascoltate il vostro respiro e concentrate la mente sul qui e ora. State per 1-5 minuti o di più.

Modifiche: Se caviglie o dorso del piede fanno male, posizionate sotto di voi una coperta piegata; se il problema sono le ginocchia, sistemate tra cosce e polpacci una copertina fine che eviti al ginocchio di piegarsi completamente.

 

Come sempre spero che questi consigli vi aiutino e migliorino le vostre giornate, liberandole dai piccoli fastidi che ogni tanto si presentano.

Prendetevi cura di voi, buona pratica.

Pratica mattutina, cosa mangiare?

Sono sempre di più le persone che scelgono di praticare la mattina presto, prima di andare al lavoro e iniziare la giornata. È un’idea vincente ed energizzante, che ci fa arrivare leggeri e carichi in ufficio. Ma… cosa si può mangiare prima della pratica?

È tutta una questione di scelte e attitudini: c’è chi pur di avere la sua colazione preferita si sveglia prima; chi è in grado di praticare a stomaco vuoto; e chi proprio non carbura se non mangia qualcosa!

Per tutte le categorie, questo articolo può essere la risposta.

Seminario Yoga e Menopausa – Sabato 22 Aprile 2017

YOGA e MENOPAUSA

 

Sabato 22 Aprile 2017

orario 11,00-12,30

Presso lo Studio di Corso Tassoni 25

 

Molte donne vivono la menopausa come l’avvio della fase discendente della vita.

Lo Yoga invece ci porta a vivere con pienezza il momento presente senza rimpianti per il passato e senza proiezioni per il futuro.

Riscoprendo e valorizzando il corpo in ogni fase dell’esistenza, lo Yoga ne fa uno strumento di conoscenza,il passaggio obbligato per un percorso di crescita personale.

In una stagione di vita in cui il corpo si trasforma, è rassicurante per le donne entrare in contatto con una disciplina che insegna ad accettare il proprio corpo, rispettandolo come parte della nostra vita.

Lo Yoga altro non è che tempo per ascoltarsi, per conoscersi meglio. Per scoprire che possiamo essere noi stesse le artefici del nostro benessere.

 

Solo sforzandosi di guardare oltre si può vedere la vera bellezza….

 

I mantra nello Yoga

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Per cominciare spieghiamo il significato della parola Mantra, essa deriva dal sanscrito ed è composta da due parole: manas=mente e trayati=liberare. Per tanto Mantra vuol dire liberare la mente, ma da cosa? dall’energia illudente. I mantra sono delle brevi ma molto potenti formule sonore in grado di trasformare ed elevare la coscienza, con i mantra siamo in grado di dominare le funzioni mentali mettendoci in connessione con il grande potere che è in noi, possiamo chiamarlo Signore Supremo o Sé interiore, ma stiamo comunque evocando la nostra parte migliore.

I mantra vengono ripetuti come dei canti per un numero pari a 108 volte, la ripetizione crea una spirale di energia che conduce tutti i nostri pensieri verso la sfera spirituale trasformandoli e purificandoli, conferendo un enorme beneficio a livello spirituale, mentale e fisico. I mantra sono formati da sillabe in lingua sanscrita, i Bija Mantra cioè i ‘semi’ rappresentano il mantra ridotto all’essenziale, racchiuso in una sola sillaba e sono potentissimi, i principali sono associati agli elementi della natura.

Etere, aria, fuoco, acqua e terra, i cui suoni sono Ham, Yam, Ram, Vam e Lam.

I mantra nella pratica dello yoga vengono adoperati appunto per stabilire una connessione con la nostra parte più nascosta, essi   con le vibrazioni prodotte dalla ripetizione a voce alta, agiscono anche sul piano fisico permettendo alla coscienza di staccarsi dal piano sensoriale.

Nello yoga un Bija mantra molto usato è l’OM (AUM), esso è composto da 3 lettere, A=veglia, associato alla creazione, Brahama, U=sogno associato alla conservazione, Vishnu, M=sonno profondo associato alla distruzione, Shiva. Intonare l’ OM aiuta a rilassarsi, mantenendo comunque un attenzione vigile e consapevole, in una posizione comoda, con la schiena dritta e le gambe nella posizione del Loto, ci prepariamo a lasciar fluire il respiro liberamente e profondamente. Il suono A è gutturale, mentre la U si ottiene dal movimento in avanti della lingua, ma è importantissima la vibrazione della M al termine del canto del mantra. Per attivare il Prana la A corrisponde alla fase respiratoria addominale, la U a quella toracica e la M a quella clavicolare.

om canto

Come l’ OM, un altro mantra usato nello yoga è il Maha mantra, considerato il mantra supremo:

Hare Krishna-Hare Krishna-Krishna Krishna-Hare Hare-Hare Rama-Hare Rama-Rama Rama-Hare Hare.
(O Signore che attrai e dai piacere a tutti, o energia del Signore, Ti prego, concedimi il puro servizio devozionale di Amore.)
Hare= colui che ci rubò il cuore, Krishna (colui che affascina tutti e ci attira a sé,  la figura più importante, rappresenta la conservazione dell’Universo.) e Rama (colui che ci riempie di gioia permanente, rappresenta la profonda gioia che risiede in noi) sono 2 nomi della Persona Suprema. Secondo un tradizione indiana quando il Signore creò l’uomo decise di rubargli il cuore e di nascondersi dentro. Cantando questo mantra cerchiamo di ristabilire un contatto con il nostro cuore e quindi con la nostra spiritualità, purificando il corpo e la mente dalla spazzatura dei pensieri e dei ‘mostri’ interiori.
chant geor harrison

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Non perdete l’occasione e iscrivetevi entro il 31 Luglio:
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Il respiro nello yoga

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Lo yoga non è una disciplina sportiva ma una pratica filosofica che ha origini molto antiche e che coinvolge oltre al corpo anche la mente e lo spirito, se è pur vero che nello yoga si usa molto il corpo è altrettanto vero che yoga è unione, unione di corpo spirito e mente.

Cosa vuol dire questa affermazione tanto comune quando si parla di yoga e dal sapore sempre un po’ mistico?

Semplicemente: il corpo lavora e assume posture a cui non è abituato e impara a gestirle e farle proprie, la mente viene guidata dal corpo in questa nuova scoperta e lo spirito ne trae giovamento ritrovando la sua dimensione più intima. E’ una catena in cui ogni anello è collegato, ma ciò che crea l’unione e rende solida la catena è il respiro. La respirazione è fondamentale nello yoga, senza respiro anche l’allievo più preparato e forte in salute non riuscirà mai a comprendere e a praticare correttamente lo yoga. Solitamente si è abituati solo a riempire una minima parte dei polmoni, mentre con lo yoga cerchiamo di riempirli pienamente partendo dal ventre per poi risalire verso il torace. Vediamo alcune tecniche di respirazione utilizzate nello yoga ma praticabili in qualunque momento per rilassare il corpo e acquietare la mente.

Tecnica Hong-So

Una tecnica molto efficace e molto antica praticata in India, nella fase preliminare ci si siede in una posizione comoda con la schiena ben dritta, si rilassa il corpo, inspiriamo, teniamo il respiro ed espiriamo in tre tempi, 20-20-20 o 12-12-12, senza forzare e ripetendo per 6 volte l’esercizio. Successivamente inizieremo ad osservare attentamente il nostro respiro che entra nel corpo e ad associarvi il suono Hong, poi osserveremo anche il respiro che esce e vi assoceremo il suono So. La nostra attenzione è sempre più concentrata sul respiro, e corpo e mente sono sempre più rilassati, anche quando decidiamo di fare una pausa osserviamo e stiamo dentro il nostro riposo. Possiamo praticare questa tecnica per alcuni minuti, i più esperti praticano anche per ore.

Tecnica Kumbaka

Questa tecnica serve a regolare e calmare il sistema nervoso, si esegue sempre in una fase preliminare di rilassamento, seduti in una posizione comoda e con la schiena dritta, inspiriamo per 8 secondi, tratteniamo il respiro per 8 secondi ed espiriamo per 8 secondi. Tutte e tre le fasi devono avere la stessa durata, ripetiamo l’esercizio per almeno 5-8 min.

Tecnica Bastrika

Questa tecnica di respirazione si usa molto nel Raja yoga ed è utile a purificare i nervi e le narici. Seduti con le gambe incrociate e la schiena dritta, appoggiamo la mano sinistra sul cuore sino a percepirne le pulsazioni, poi portiamo il pollice destro a chiudere la narice destra ed inspiriamo dalla sinistra. Inspiriamo per 4 pulsazioni, teniamo il respiro per 16 pulsazioni ed espiriamo per 8. Se risulta troppo complicato possiamo uniformare i tempi in 8-8-8. Alterniamo le narici e aiutiamoci con i battiti del cuore nel rilassamento del respiro e della mente. Eseguiamo l’esercizio per 3-5 min per narice.

Tecnica di purificazione

Questa tecnica aiuta a purificare i polmoni e rende il respiro più ampio, seduti in posizione comoda, schiena dritta, serriamo le labbra lasciando solo una piccola fessura, inspiriamo dal naso ed espiriamo da questa piccola fessura delle labbra con colpi ripetuti e distaccati, poi utilizzando tutti i muscoli della bocca far uscire il respiro come un soffio forte e sentire la purificazione e l’aria fresca. Se necessario ripetere l’esercizio più volte al giorno. Eseguiamo l’esercizio per almeno 3-4min.

Le tecniche qui descritte sono tecniche base ma molto utili se si vuole allenare anche individualmente una corretta respirazione.

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ore 13,00– 14,00

Cso Orbassano 191/1 – Torino

Le posizioni dello yoga aiutano a mantenere il corpo flessibile, aumeno anche il tono muscolare, attivano il sistema cardio-circolatorio, tonificano il sistema nervoso, favoriscono il controllo delle proprie emozioni e la concentrazione. Riducendo così tensioni muscolari e mentali, acquisisce anche una corretta statica posturale.

Importante: Il corso è rivolto a tutti; per partecipare è necessaria la prenotazione, poichè è a numero chiuso.

Per info e prenotazioni: tel 0110686662 – cell. 3492364870 Orario segreteria: dal lun al ven dalle 16.00 alle 20.00 info@yogapilates.it www.yogapilates.it o rivolgersi in segreteria

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